News dalla stampa

Fumo: aumenta l’esposizione al fumo negli ambienti di lavoro
Secondo uno studio dell'Imperial College London, avente in oggetto i 28 paesi europei e presentato allo European Respiratory Society International Congress a Milano, nel 2009 le persone esposte al fumo passivo nei luoghi di lavoro erano il 23,8%, mentre nel 2014 sono aumentate al 27,5%.
La maggior parte dei membri UE ha una legislazione per proteggere i lavoratori dal fumo di seconda mano e la ricerca ha coinvolto un sondaggio su oltre 55.000 persone, metà delle quali intervistate nel 2009, l'altra metà nel 2014. La prevenzione sembra funzionare meglio per bar e ristoranti diversamente che per i posti di lavoro ove il 27,5% ha dichiarato di essere stato esposto al fumo nel 2014.
Svezia, Regno Unito e Irlanda risultano positivamente al lavoro, non così Grecia e Cipro.

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Retinopatia diabetica, test istantaneo high-tech
Una nuova tecnologia sviluppata in Australia e basata sull'intelligenza artificiale permette di diagnosticare la retinopatia diabetica nello studio del medico generico, senza dover ricorrere allo specialista oftalmologo. La scansione oculare, metodo sviluppato dall'ente australiano di ricerca Csiro, individua senza difficoltà e tempestivamente questa grave complicanza del diabete che vulnera la retina e costituisce la prima causa d'ipovisione e di cecità nei Paesi sviluppati. In 30 secondi si viene a conoscere se il paziente deve rivolgersi o no a uno specialista.
Nelle sperimentazioni (Yogi Kanagasingam, inventore della tecnologia) sono stati esaminati 187 pazienti di diabete, registrando immagini ad alta risoluzione della retina e analizzandole poi con una nuova tecnologia di intelligenza artificiale per individuare segni di retinopatia diabetica. E’ seguita la verifica da parte di un oftalmologo che ha confermato come la tecnologia in parola sia efficace quanto la diagnosi specialistica nell'individuare la condizione e nel misurarne la gravità. 
 

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Obesità: inibito il 'gene del grasso' nei topi

Ricercatori degli ospedali pediatrici Baylor (Texas) hanno utilizzato con successo un farmaco per sopprimere il "gene del grasso" nel cervello dei topi, rendendo più prossimo lo sviluppo di un preparato idoneo a contrastare l'attuale epidemia di obesità. Si conosceva il collegamento del gene Rap1 al metabolismo e a un eccessivo consumo di cibo con aumento di peso, ma solo ora i ricercatori (secondo lo studio pubblicato sulla rivista Cell Reports) sono riusciti a sopprimere questo gene nei topi utilizzando un farmaco specifico che lo elimina selettivamente in un gruppo di neuroni nell'ipotalamo di topo, regione del cervello coinvolta nella regolazione del metabolismo. La sperimentazione ha coinvolto due gruppi di topi: uno e' stato privato del gene Rap1, mentre l'altro e' stato utilizzato come controllo. Tutti i topi sono stati nutriti con una dieta ad alto contenuto di grassi: i topi del gruppo di controllo, quelli in cui il gene Rap1 funzionava normalmente, hanno guadagnato peso. Al contrario, quelli privi del gene hanno beneficiato di una riduzione del peso e del grasso corporeo. Benché non fossero fisicamente più attivi, i topi privi di Rap1 mangiavano meno e bruciavano piu' grasso corporeo rispetto ai topi con Rap1. Inoltre si è registrata una maggiore produzione da parte del loro ipotalamo di un ormone che riduce l'appetito, chiamato POMC, e una produzione minore di ormoni che stimolano l'appetito, chiamati NPY e AgRP", e sono risultati anche sensibili alla leptina, il cosiddetto ormone della sazieta', al contrario degli altri topi con Rap1 alimentati con una dieta ricca di grassi. I ricercatori hanno poi provato a inibire Rap 1 farmacologicamente usando l'inibitore chiamato ESI-05 che somministrato ai topi obesi ha ripristinato la loro sensibilita' alla leptina a un livello simile a quello dei topi con una dieta normale. I topi mangiavano meno e hanno perso peso.

Osteoporosi ed esercizio fisico
Che qualche minuto di esercizio fisico giornaliero migliori la densità delle ossa è dimostrato da uno studio condotto su 2500 soggetti (Sciencedaily) dall'università di Exeter e Leicester. Le donne che fanno esercizi per più di due minuti hanno ossa più forti le quali presentano una densità del 6% in più rispetto a quelle che si muovono per meno di un minuto. 
Victoria Stiles, coordinatrice dello studio, precisa che c'è un rapporto tra esercizi ad alta intensità, come uno o due minuti di corsa al giorno, e una migliore salute delle ossa nelle donne.
Vaccinazioni
L’iter parlamentare della legge riguardante l'obbligo delle vaccinazioni finisce per essere un’impietosa, ma realistica (sfortunatamente) rappresentazione dei peggiori vizi del Paese: politici che si fanno orientare dalle discordanti opinioni della piazza, in chiave fondamentalmente elettorale, anziché dai dati scientifici e movimenti di genitori che appaiono oscillare più fra luoghi comuni -dei quali non si capisce la genesi- che fra ricerca obiettiva volta a trovare soluzioni razionali.
L’autismo e le multinazionali, realtà che pur esistono (e con rispettive problematiche troppo serie per polemiche di piazza) sono mescolate in un calderone di irrazionalità che neanche tragici eventi obiettivamente causati da carenze di vaccinazioni riescono a condurre a un approccio maggiormente obiettivo.
La risposta più spontanea sarebbe forse quella di lasciar fare a ciascuno come meglio gli pare, dato che hanno tutti la maggiore età e il diritto di voto, ma le conseguenze di scelte ‘politiche’, che con la scienza non hanno rapporto, non sono limitate ai singoli e producono danni irreversibili su bambini incolpevoli e, per loro tramite, in prospettiva sulla salute pubblica.
Che si debba ricorrere a una legge, induce a riflettere sulla permanenza della superstizione.
 

 

Zika: 'virus come rosolia o toxo'

Secondo gli autori, brasiliani e statunitensi, del primo studio epidemiologico condotto in Brasile e pubblicato da Lancet Infectious Diseases, emerge il legame tra il virus e le malformazioni congenite dei bambini. Lo studio è il primo a confrontare donne che hanno avuto figli affetti da microcefalia con una serie di 'controlli', cioè di donne con le stesse caratteristiche, ma che hanno avuto figli non affetti. Circa metà dei 32 bambini nati con microcefalia di cui si hanno già i dati aveva tracce del virus nel sangue che non erano presenti in nessuno dei controlli (64). Inoltre l'80% delle donne che hanno avuto figli con microcefalia era positiva all'infezione, contro il 64% di quelle che avevano avuto figli sani. Oltre alla correlazione, basata su risultati preliminari, saranno i risultati completi su migliaia di casi che potranno indicare quale percentuale di infezioni si traduca in malformazioni. Secondo i ricercatori il virus va aggiunto a quelli che causano infezioni congenite (rosolia, toxoplasmosi, sifilide, citomegalovirus, Hiv e herpes).

Salute: consumo frutta-verdura

Secondo Eurostat, sulla base di rilevazioni effettuate nel 2014, più di un terzo degli europei sopra i 15 anni (34,4%) non mangia nemmeno un frutto o verdura al giorno. Dopo Belgio (16,1%), Portogallo (20,7%) e Regno Unito (21,3%) c’è l’Italia (23%). All'opposto si trovano Romania (65,1%) e Bulgaria (58,6%), dove due terzi o comunque oltre la metà della popolazione non consumano frutta e verdura. In alcuni Paesi, come per esempio in Gran Bretagna, a determinare un consumo maggiore è il livello di istruzione, con differenze significative sino a quasi 16 punti percentuali tra laureati e chi non ha titoli di studio. In Italia la differenza è minore (4,2%).

Autocontrollo glicemia caso per caso
"Fare di più, in medicina, non vuol dire fare meglio". Questo principio della Slow Medicine (Marcello Comel diceva, ispirandosi a Galeno: “Il meno è il meglio”) vale anche per l'automonitoraggio della glicemia nei pazienti con diabete 2 che controllano la malattia senza ricorrere all'insulina. 
Secondo uno studio presentato alla 77° Sessione Scientifica dell'American Diabetes Association e pubblicato su JAMA Internal Medicine, i test del sangue quotidiani non sempre si traducono in benefici. Gli endocrinologi della University of North Carolina at Chapel Hill School of Medicine hanno condotto uno studio randomizzato su 450 uomini e donne con diabete di tipo 2 all’esito del quale, avendo esaminato diversi parametri indicativi della qualità di vita e della salute dei pazienti, tra cui l'emoglobina glicata (HbA1c), non hanno trovato differenze significative tra i gruppi di soggetti controllati: il primo non effettuava l'automonitoraggio, il secondo si controllava una volta al giorno e il terzo, oltre al monitoraggio quotidiano, ricorreva ai dispositivi elettronici che ricordano di effettuare il test con messaggi periodici. 
Secondo lo studio, pertanto, i diabetologi dovrebbero consigliare gli automonitoraggi solo ove realmente necessario. "I nuovi farmaci per il diabete, come Glp-1, Dpp-4 inibitori e Sglt-2 inibitori, non inducono l'ipoglicemia come effetto collaterale e pertanto chi li utilizza non necessita di controlli quotidiani" precisa il presidente della Società Italiana di Diabetologia (Sid) Giorgio Sesti "l'automonitoraggio è necessario per i diabetici di tipo 2 che seguono una terapia a base di insulina perché in questo caso esso serve a scegliere la corretta dose del farmaco da somministrare. Ed è necessario anche ai diabetici che assumono sulfaniluree, una classe di farmaci da molti anni in uso che induce ipoglicemia, ma tuttora prescritta per lo più da medici di famiglia che non possono prescrivere farmaci innovativi".

 

Linee Guida contro il soffocamento a tavola
In Italia 1000 bimbi all’anno devono ricorrere all’ospedale per soffocamento e la cifra sale a circa 80.000 comprendendo anche gli episodi di minore gravità. Nella maggioranza dei casi (60% - 80%) la causa è il cibo e anche in presenza di adulti. Il Ministero della Salute ha pubblicato sul proprio sito le "Linee di indirizzo per la prevenzione del soffocamento da cibo in età pediatrica" redatte da un Gruppo di lavoro presso la Direzione Generale per la sicurezza degli alimenti e la nutrizione. Gli alimenti che causano sovente incidenti sono gli ossicini di pollo e le lische di pesce (32%) seguiti da noccioline (22%) e semi (16%), ma quelli più pericolosi sono carne e wurstel. 
Le Linee Guida per un "pasto sicuro", dedicate alle famiglie e a chi si prende cura dei bimbi raccomandano massima attenzione agli alimenti di forma tondeggiante come uva, ciliegie, olive, mozzarelline, pomodorini che conviene tagliare previamente in piccoli pezzi come anche quelli di forma cilindrica come wurstel e carote che non vanno mai tagliati a rondelle. 
Il bambino deve mangiare a tavola tranquillo (senza piangere o ridere), dritto verso il piatto e con la schiena del pari dritta senza giocare o essere distratto da TV o videogiochi. E non bisogna stancarsi di cercare di convincerlo a bocconi piccoli e masticare bene. Il soffocamento è una delle principali cause di morte nei bambini sotto i 3 anni e, in Europa, provoca ogni anno circa 500 decessi. 
Le fibre aiutano a invecchiare bene

Secondo uno studio uno studio condotto da ricercatori del The Westmead Institute for Medical Research di Sidney e pubblicato su The Journals of Gerontology, pane integrale, cereali e frutta sono importanti per invecchiare bene e raddoppiano la possibilità di evitare malattie e disabilità in età avanzata: una dieta ricca di fibre fa bene da molti punti di vista ed i ricercatori, utilizzando i dati raccolti dal Blue Mountains Eye Study in rapporto ad oltre 1.600 adulti di età oltre i 50 anni e studiando fattori di rischio e malattie sistemiche, hanno individuato la fibra come l’elemento dello "invecchiamento di successo". Coloro che avevano il più alto apporto di fibra totale avevano una probabilità di quasi l'80 per cento maggiore di vivere una vita lunga e sana, in oltre 10 anni di follow-up. Ed avevano meno probabilità di soffrire di ipertensione, diabete, demenza, depressione o disabilità funzionale.