Dal 1947

Il dinamismo del nuovo proprietario ha modo di manifestarsi già il 26 giugno 1947, quando viene firmato un contratto d’appalto con l'ingegnere Giuseppe Miceli per la costruzione di una residenza all'interno del giardino. La costruzione della villa nel giardino viene autorizzata dalla Soprintendenza ai Monumenti e Gallerie per le province di Pisa, Livorno, Lucca e Massa Carrara, ponendo come "condizione che l’altezza dal piano terra fino alla linea di gronda non superi i quattro metri, la distanza minima del fabbricato dalle mura non sia inferiore a metri dodici e la zona circostante venga sistemata a verde intenso". Il nulla osta dal Comune di Pisa giunge con la data del 12 agosto 1947 con allegate le piante approvate. Il progetto è composto da una planimetria in scala 1:1000, mentre pianta, sezione e prospetti sono in scala 1:50. L'edificio presenta ad ovest l’ingresso, che immette sul soggiorno. Un piccolo vano disimpegna un’anticamera dove si affacciano due camere da letto, un bagno ed un locale w.c. La casa è completata dalla cucina con vano dispensa e da una cameretta di servizio con locale w.c. Nell'ottobre dello stesso anno si faceva domanda per il rilascio della dichiarazione di abitabilità per lo stabile "completamente finito in ogni suo particolare". A neanche un anno di distanza dall’ultimazione dei lavori si chiede l’autorizzazione per ampliare la villa. "…da questi lavori non viene causata alcuna sopraelevazione dello stabile. I locali stessi sono destinati a ospitare l'Institutum Santorianum de Scientia Medica (Rettorato, con sede a Pisa) e i relativi lavori vengono eseguiti pertanto a fine mecenatico". Il 15 ottobre 1948 viene espresso parere favorevole all’ampliamento, restituendo una copia del progetto eseguito dal geometra Andrea Dal Torto: in questo modo la villa acquista la sua immagine definitiva. Il piano terra risulta formato da una "galleria" finestrata sul lato sud, con una scala lignea che conduce al piano superiore immettendo in un grande salone. Il prospetto sud risulta a due piani. A piano terra si ha una serie di sei porte-finestre con archi ribassati composti da mattoni disposti a coltello che poggiano su piedritti formati da lastre in Pietra di San Giuliano che simulano dei conci. Altre lastre sono inserite in modo sparso nel paramento in mattoni. Nella parte superiore due terrazze (che dovevano avere dei pergolati) incorniciano l'edificio, che è più stretto rispetto al piano sottostante e ha la gronda con dei mutuli semplificati ripresi dalla cornice dell'ordine dorico. Così scriveva il professor Comel: "La villa è stata trasformata in Padiglione per le riunioni scientifiche della Fondazione Camilliana e dell'Institutum Santorianum. Ospita la Biblioteca Camilliana, di cultura generale umanistica. Edifici adiacenti allogano il Rettorato, gli Atenei santoriani, e la Biblioteca Santoriana (biblioteca medica)". A seguito della mutata destinazione della villa, Marcello Comel abiterà nel corpo centrale del complesso. Il piano terra è destinato a studio professionale, biblioteca ed altri spazi per la Fondazione. A distanza di qualche anno (1955) si redige un progetto per realizzare, in due lotti, piccoli appartamenti per ospitare studiosi e borsisti. Il progetto, firmato dall’ingegnere Ugo Ciangherotti con studio a Pisa e Firenze, prevede la trasformazione dei locali esistenti a piano terra dell’ala est in appartamento del custode e camera per la domestica. L'ampio porticato del piano terra, con pilastri in pietra e archi in mattoni, sorregge parte del piano superiore di nuova edificazione. Una stretta scala porta dal porticato al giardino superiore a nord, dove il loggiato aperto (oggi chiuso da vetrate) serve a raggiungere le tre unità per gli ospiti, composte da un ingresso con armadio a muro, uno studio, una camera e un piccolo bagno. Il loggiato conduce anche alla cucina con la saletta di soggiorno e pranzo, oltre ad ambienti di servizio. Gli spazi ricavati sono minimi ma, per il periodo e per il fine con cui sono nati, suscitano un certo interesse anche per gli arredi disegnati e costruiti su misura. Il secondo lotto intendeva realizzare, sopra il garage esistente e addossato al corpo ottocentesco, due unità per studiosi oltre a un tetto sopra il passaggio esterno di accesso alle camere, e modificare il terrazzo destro della villa per ricavare un collegamento coperto con il corpo centrale. La Soprintendenza ai Monumenti approvò solo la costruzione delle camere, ma negò la possibilità di modificare gli altri edifici. Negli anni seguenti verrà completato il porticato dell’ala est su tutti e quattro i lati, mediante collegamento con la palazzina di tre piani, prospicente Via San Ranierino e coeva al corpo centrale, e attraverso la costruzione del fabbricato a sud, oggi destinato ad albergo. Non sono stati rinvenuti documenti riguardanti la progettazione e realizzazione del giardino, che si presenta molto articolato nelle sue forme e si sviluppa su due livelli. Pensato come un "giardino romantico", presenta una vegetazione d'alto fusto e una fitta distribuzione cespugliosa integrata da vialetti e muretti in pietra che delimitano le diverse zone: la vasca a pentagono irregolare con la statua marmorea di Venere, i pergolati in mattone e legno coperti da diverse essenze, le nicchie ospitanti statue e vasi, i cippi in pietra con statue, il camminamento panoramico sulla piazza del Duomo, il filare di agrumi a spalliera sulle mura urbane contrapposto al filare delle palme. Questo ed altro ancora compongono l'esperienza di "viaggio" nello spazio e nel tempo che si può effettuare nel giardino della Fondazione e forse aiutano anche a comprendere -in parte- il suo ultimo abitatore: il professor Marcello Comel.   (Architetto Carlo Mariani, di Giussano MI, progettista e direttore dei lavori attualmente in corso sugli immobili della Fondazione)