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APOCRIFA – Settembre, andiamo

Il mese (di agosto) fu pieno di lampi. Inutili.
Tranne l’ultimo che, almeno, ha avuto il pregio di rendere palese anche ai più distratti l’inefficacia del contratto. Strumento peraltro già ambiguo di per sé presso un popolo il quale ha nel suo DNA l’aureo principio del diritto romano (licet contrahentibus sese circumvenire: è lecito ai contraenti prendersi in giro a vicenda) che tanto e bene ha fatto, nei secoli, per consolidare presso gli ispidi e ignoranti barbari d’oltralpe il noto senso di affidabilità e serietà italica.
Per onore della cronaca, anche qualche altro precedente contratto (questa volta con gli Italiani) era finito alle ortiche, ma non sottilizziamo: l’importante è non tenere mai memoria di niente, così ci si convince più agevolmente di essere i primi della classe.

Con la messa in archivio del contratto è tramontato perfino quell’originario e innovativo principio, a sua volta con rari precedenti nella storia parlamentare, che allo scopo di risparmiare tempo nell’azione governativa (i commentatori televisivi più attenti da anni segnalavano invano la necessità di colmare con urgenza i ritardi causati dalla prolungata inattività sostituita dalla logorrea social e non) aveva saggiamente innestato nel medesimo e unico governo (la discontinuità comincia dalla testa) sia la maggioranza sia l’opposizione (peraltro non esistendone un’altra), ma con facoltà ad ambedue le parti, per garantirne la par condicio, di rivestire l’un ruolo o l’altro o ambedue in ogni momento in rapporto alla convenienza elettorale quotidiana.

Tradizionalmente il periodo agostano è riservato al meritato e quieto riposo (d’agosto, moglie mia non ti conosco: il garbato suggerimento, che si riferisce alle donne ardenti e agli uomini fiacchi, risale a Esiodo e Alceo) dei cittadini i quali, solo nella parte nota allo Stato s’intende, hanno lavorato la prima metà dell’anno, all’incirca, giusto per pagare le tasse loro richieste ogni volta (però) con il solenne impegno del parolaio di turno che non solo saranno diminuite, ma che (perfino) saranno prossimamente pagate anche dagli esenti.
E, sempre tradizionalmente, i fedeli servitori dello Stato, in qualche modo grati ai contribuenti che con la mite pazienza degli asini proseguono imperterriti a mantenerli, li hanno in agosto per lo più lasciati in pace fino al punto d’inventarsi lo strumento rassicurante del governo balneare.

Ma questa volta no, si è cambiato: perbacco! la promessa e garantita discontinuità da qualche parte deve ben emergere se no dove finisce la seria concretezza dell’anti-politica…dato che, in analogia con la nota e dimenticata Roma ladrona (Graecia capta etc), anche la rivoluzionaria ventata innovativa popolare (poltrone e sgabelli, governo e sottogoverno) si è volonterosamente e prontamente assimilata al (sempre) usato carme.

E agosto, rimanendo pur un periodo balneare (per tempo e luogo e perfino per le vacanze cretine che da anni hanno sostituito radical chic, ma impegnative, vacanze intelligenti), è stato trasformato contemporaneamente in data topica (che se la ciambella fosse riuscita con il necessario buco nel mezzo la retorica sovranista l’avrebbe fatta ricordare nei futuri libri di storia) e teatro per il definitivo gioco di prestigio atto a concludere degnamente una campagna elettorale continua e, come suolsi dire, a tutto campo.
Così il prestigiatore, che mrs Hillary trova interessante, davanti alle folle osannanti mai sazie di spettacolo (la storia avrebbe più di qualcosa da ricordare in proposito), ha estratto dal berretto, pardon dal cilindro, non il promesso e da molti agognato coniglio mannaro della provvidenza, ma un ratto che gli è schizzato fra le dita.

Tutto però a beneficio, riconosciamolo, degli opinionisti, degli esperti, dei commentatori e dei giornalisti che di solito, in questo periodo d’afa, si trovano costretti a battere la fiacca perché non c’è nulla da dire (in mancanza di qualche provvidenziale evento di cronaca nera o di sommovimento da qualche parte del globo da far durare nelle notizie fino alla ripresa): questa volta hanno incontrato la manna e dimostrato come sanno lavorare senza sosta perfino con il caldo e le zanzare.

Oddio, qualche anima perversa, il bastian contrario il quale da noi non manca mai, ha opinato che Nostra Signora del Cielo opportunamente e devotamente tirata a lungo per la giacchetta, rectius per la bianco-celeste tonaca, abbia prontamente concesso la domandata grazia e maternamente provveduto: c’è chi attende tutta la vita un segno del cielo rivolto proprio a lui medesimo in persona e c’è chi, evidentemente privilegiato (come sembra a noialtri poveri diavoli, ma le vie del Signore sono, si sa, oltre che infinite anche imperscrutabili), lo riceve a stretto giro di posta.

Così, in quattro e quattr’otto, invece che là eccoci qua con il rapido governo bis il quale, miracoli della biologia molecolare politichese, per il tramite del medesimo prima afono e impersonale notaio, sebbene sempre corvino e azzimato, e poi, accorto e abile anche per il mestiere che fa, alla fine la ciambella l’ha fatta lui.
Dopo il praticantato ci ha preso gusto e avendo scorto la grande prateria dischiusasi davanti (le poltrone cui si deve rinunciare sono sempre quelle degli altri) si è prontamente ricreduto da tentazioni cincinnatesche (improvvidamente annunciate dichiarando, all’indomani del gran gesto, di voler rimanere fuori dal gioco) e (Why not? Let’s try) ha risolutamente imbarcato sulla caravella altri rappresentanti del popolo i quali, fino a cinque minuti prima di alzare le vele, se ne erano dette da forca e da galera, cordialmente ricambiati, con coloro che sono ora rattamente divenuti fedeli compagni di viaggio: prodigi dell’odore di trifola.

I capatàz e i politicanti, nella foga di sopravanzare e smarcarsi a vicenda almeno nel parlare, che riesce meglio rispetto al fare, confidano nella smemoratezza dei loro interlocutori, ma sottovalutano l’implacabilità (in questo caso asettica) dei social cui tanto volentieri s’affidano per il successo di un giorno o di un altro di effimera gloria: così taluna mano nera si diverte a spigolare negli arretrati e mette in rete spezzoni che danno tutta la misura etica effettiva, ahi, ahi, sia della politica sia della sostanzialmente omonima anti-politica: perché il contrasto, che in democrazia è (sarebbe) cosa seria, non è mai sulle cose, ma sulle e contro le persone.
Con le quali, poi, al primo sorgere di una contingenza positiva non si esita ad abbracciarsi all’insegna del tengo famiglia.

Non è effetto del sistema proporzionale, come è stato autorevolmente sostenuto, poiché in un proporzionale degno di questo nome i contrasti, anche durissimi, dovrebbero vertere più su programmi o proposte o iniziative che non nella permanente e precipua attività di delegittimazione e irrisione della controparte trasformata in nemico (con il quale è noto -fin da prima della guerriglia- che si rischia poi di doversi in qualche modo accordare perdendo la faccia, chi ce l’ha ancora), ma è effetto della mancanza di educazione, di civiltà, di senso democratico, di saper fare, di cultura politica (e non solo) che affligge implacabilmente troppa parte di coloro che scelgono la cosa pubblica più per incapacità a occuparsi d’altro nella vita che per desiderio di cooperare al bene comune.
Ma tutto e il contrario di tutto si fa solo per servizio e per il paese (di bengodi) e non per i propri interessi.

Andatevi a vedere, se non l’avete già fatto, cosa non si sono detti e ridetti reciprocamente dem e grillini negli ultimi tempi (comprese le promesse solenni: mai e poi mai…) e domandatevi quale sia la perversa modalità di selezione a rovescio che dalla nostra società civile (quella che funziona la quale c’è ancora, poiché in difetto non ci sarebbe più neanche il Paese) manda al potere soggetti che nessuno, il quale pagasse di tasca sua, mai assumerebbe a lavorare per sé neanche a titolo vile.

In ogni modo ora la caravella ha issato la vela, sempre con taluni cani e gatti a bordo, ma confidiamo nell’intelligenza che può tracimare dallo obiettivo stato di necessità: i 29 punti che hanno preso il posto del contratto sono tantini, demagogici quanto basta non solo per la XVIII legislatura e, vista la nota, ma non mai presa sul serio condizione delle finanze nazionali, anche un po’ velleitari, ma accontentiamoci intanto di qualcosa: un po’ di attenzione all’economia (da cui dipende tra l’altro il gettito fiscale), all’immigrazione (che è sempre lì), all’Europa (che l’Italia ha, a suo tempo e quando c’era in circolazione qualche politico, contribuito a fondare), all’istruzione dei giovani e al loro futuro …

Il fatto che al ministero dell’Interno sia andata una (competente) signora che non esiste per i social è da prendere come un primo timido augurio e prestamente da estendere a tutta la nuova compagine ministeriale: prima di parlare, Signore e Signori, per piacere, lavorate che da fare ne avete.
E i cittadini, quantomeno i rimasti tali, ve ne saranno grati indipendentemente dai colori del caleidoscopio.

LMPD

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