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APOCRIFA – Qualche litro d’aria

Per l’Agenzia europea dell’ambiente il territorio padano, intendendosi l’ampio bacino delimitato dalle catene alpina e appenninica settentrionale fino all’Adriatico, è la zona in assoluto maggiormente interessata dagli inquinanti atmosferici in particolare a causa della sua conformazione orografica la quale, similmente a un grande catino sul quale non tira vento, presenta critiche difficoltà al ricambio dell’aria che stagna e, non ricambiandosi, non diluisce o non disperde le sostanze che l’avvelenano.

Gli inquinanti atmosferici principali sono costituiti da particolati, particulate matter o PM, ossidi di azoto, ozono.
I particolati sono particelle molto piccole (PM 10, cioè inferiori a 10 micrometri¹ e, ancora più minuscole e pericolose, PM 2,5) sia solide sia liquide, di sostanze organiche e inorganiche sospese nell’aria che vengono respirate e sono dannose per la salute in quanto raggiungono trachea, bronchi e polmoni.

Senza entrare, in questa sede, nel merito della parte attinente alla medicina e alla valutazione degli estesi danni diretti alla salute indotti dall’esposizione prolungata agli inquinanti che differiscono anche per potenzialità critica in rapporto alle fasce dei soggetti volta per volta considerati (in particolare bambini, donne incinte, anziani) e alle patologie (dispnea, asma, allergie, malattie respiratorie, complicazioni in gravidanza etc), va rilevato che sono oramai numerosi i soggetti pubblici e privati i quali, a vari livelli scientifici e amministrativi, sono ora attivi per misurare i fenomeni e per cercare di impostare soluzioni attendibilmente efficaci.

Le attività umane producono inquinamento e questo è ovviamente in funzione del tasso di antropizzazione del territorio interessato, onde, per disegnare un progetto di scenario alternativo e per confidare in un effettivo miglioramento, da un lato, l’attenzione deve essere rivolta alla fase iniziale del processo, ovvero al maggior contenimento possibile delle fonti inquinanti e, dall’altro, alla fase di ripulitura e progressivo recupero di quanto già in atto a seguito delle attività passate e comunque sempre in corso.

Una buona sintesi conoscitiva sul tema è contenuta, per esempio, in le Scienze di settembre 2019 (pagg. 52-61).

Un recente studio originale dell’Università di Washington (13 agosto 2019), Association Between Long-term Exposure to Ambient Air Pollution and Change in Quantitatively Assessed Emphysema and Lung Function, si è posto l’obiettivo di verificare se ci sia un rapporto fra gli agenti inquinanti atmosferici e la progressione dell’enfisema e cambiamenti della funzionalità polmonare.
I risultati, all’esito di una ricerca durata mediamente dieci anni su 5780 partecipanti di sei regioni metropolitane, hanno confermato una significativa associazione statistica fra stato e qualità ambientale (baseline ambientale) condizionate da ozono, PM 2,5, ossidi di azoto e carbone nero e aumento dell’enfisema valutato quantitativamente per il tramite delle immagini CT oltre a un peggioramento della funzione polmonare per una significativa associazione dell’ozono con il maggior declino del volume espiratorio forzato (FEV1).

Volgarizzando a spanne il contenuto scientifico della ricerca la conclusione è, in pratica, come fumare un pacchetto di sigarette al giorno per un lungo periodo di anni: per chi ha scelto di non fumare, un fumo passivo silenzioso e (quasi) invisibile e per chi fuma un aggravamento sensibile: un obiettivo danno per tutti.
Un inquinante particolarmente pericoloso e insidioso (inodore e incolore) è l’ozono a livello del suolo, non quello che, molto più in alto, viceversa protegge la Terra dai raggi ultravioletti.

I gas di scarico provenienti dalla combustione (non ci sono solo i trasporti, ma anche il riscaldamento, centrali per la produzione di energia comprese² ) contengono ossidi di azoto e composti organici volatili che reagiscono con la luce solare (in particolare con i raggi ultravioletti) generando ozono (oltre ad altre sostanze note come inquinanti secondari) e aumentandone significativamente il livello.

Si tratta del così detto smog fotochimico che si verifica con l’aumento della temperatura, oltre i 26°, e quindi in particolare nei mesi estivi.
I fenomeni di riscaldamento ambientale, registrati negli ultimi anni, sono destinati ad aggravare progressivamente questi processi critici per la salute.
In questo modo ci si accorge di come, in realtà, i problemi siano in natura non mai singoli, quanto a loro osservazione e possibile soluzione, ma reciprocamente interconnessi onde è molto difficile che un approccio operativo di tipo rapsodico porti a qualcosa di diverso dalla, in pratica, sua sostanziale inutilità oltre l’apparenza o la contingente brevità dell’intervento.

E considerato poi che la troposfera, la fascia inferiore (meno di 20 chilometri) e a diretto contatto con la crosta terrestre dell’atmosfera in cui si verificano la maggior parte dei fenomeni (al netto dell’ozonosfera benefica, in quanto protettrice contro i raggi solari nocivi, ma insidiata dal buco che progressivamente si estende a causa dell’inquinamento antropico) -ove si concentrano i principali problemi riguardanti inquinamento, aria da respirare e precipitazioni- non ha né confini né barriere fra luogo e luogo come, invece, la maggior parte degli umani traccia attorno ai propri territori, risulta ancora più evidente che la criticità ambientale possa essere studiata, contenuta e possibilmente migliorata solo con un’azione responsabile da parte di tutti coloro che all’antropizzazione partecipano.

La sensibilità effettiva verso questo aspetto e la conseguente disponibilità ad operare (tralasciando inutili proclami non seguiti dai fatti) dovrebbe essere, in particolare, accreditato o addebitato ai politici e ai Paesi che essi, in un modo o nell’altro, conducono (leaders).
Altro che fake news.

Oltre ad agire direttamente sulle fonti di inquinamento per ridurlo o bloccarlo la scienza (³) prospetta efficaci interventi sull’aria piantando in gran numero alberi e arbusti (ripristino degli ecosistemi) poiché riducono la temperatura dell’aria grazie all’ombreggiatura e alla traspirazione e producono composti organici volatili che interferiscono con il meccanismo di formazione dell’ozono e lo rimuovono.

Non esattamente come governanti irresponsabili stanno, per esempio, governando i territori amazzonici.

LMPD

 

Note

  1. Un micrometro è uguale a un milionesimo di metro.
  2. Solo in Lombardia, per esempio, secondo i dati ARPA 2014, il 44% del PM10 era da riscaldamento e il 25% da trasporto su strada, per il quale il maggior inquinante risultavano i motori diesel antecedenti a quelli di ultima generazione).
  3.  Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC report, August 2019, Land is a Critical Resource. Jean Francois Bastin etc, The global tree restoration potential, Science 05 Jul 2019:
    Vol. 365, pp. 76-79.
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