HomeDialogandoNewsletterApprofondimentoL’APPROFONDIMENTO – Il cinema ritrovato

L’APPROFONDIMENTO – Il cinema ritrovato

Il cinema è, fra le forme artistiche cui si rivolge la fantasia e l’intelligenza dell’uomo, la più recente (fine ‘800) altresì denominata ‘settima arte’: basandosi sul movimento riprodotto concreta una forma di narrativa normalmente di approccio più agevole o meno complesso rispetto alla lettura, ma in grado di ‘parlare’ ancor più direttamente allo spettatore (lettore).

Come ogni altra può rivelarsi assolutamente inutile oppure elevarsi a offrire esperienze e sensazioni di valore che, in virtù del mezzo tecnico costituito dal film, possono agevolmente essere riproposte nel tempo.

Con il titolo de ‘Il Cinema ritrovato’, continuiamo a pubblicare alcune pennellate sulla scuola francese (storicamente sorta con gli inventori Lumière) a cura di un cinèfilo che la conosce sia nella cultura generale sia nei suoi protagonisti.

 

ERIC ROHMER, cineasta

Tulle, 21 marzo 1020 – Parigi, 11 febbraio 2010

Maestro dell’amore alla francese: interminabili chiacchiere, molte infedeltà, fanciulle quasi sempre imbronciate.

Costruiva film intorno a quella tipologia di persone, maschi e femmine, che nella vita di solito cerchiamo di evitare: logorroiche, balzane, inconcludenti, svagate.

Vinse un Leone d’oro a Venezia nel 1986 con “Il raggio verde” e nel 1976 un premio speciale della giuria a Cannes per “La marchesa von O.”, reinvenzione filmica della novella di Heinrich von Kleist.

Con i compagni d’avventura della Nouvelle Vague –Truffaut, Godard, Rivette, Chabrol – iniziò l’attività come critico sui Cahiers du Cinéma, sotto la guida paziente e sapiente di Andre Bazin.

Essi, con i loro scritti critici, hanno rivoluzionato il modo di guardare, giudicare, amare il cinema; in seguito, dietro la macchina da presa, hanno brillantemente praticato le loro teorie.

Rohmer rifiutava le interviste (dispiace che in questo non sia stato maggiormente seguito): i suoi film dovevano camminare da soli.
Odiava gli americani e gli americani ricambiavano.

Arthur Penn, in “Bersaglio di notte”, perfidamente mette in bocca al detective Gene Hackman la battuta: “Una volta ho visto un film di Rohmer. Era come vedere la pittura asciugare”.

Ovviamente noi non sottoscriviamo e ci deliziamo a rivedere i suoi film.

Tra le sue opere vogliamo ricordare con tenerezza “Racconto d’autunno” che nella magica provincia francese, tra i vigneti, ci racconta la solitudine, l’amicizia, la seduzione, l’amore, la maturità nella vita.

Conte d’ autumne – (Racconto d’autunno), di Eric Rohmer (1998)

Magali (Beatrice Romand) e Isabelle (Marie Riviere), le due amiche protagoniste, vivono l’attimo sospeso dell’età di mezzo, il settembre della loro vita.

L’una è da tempo tornata singola convinta, mentre l’altra, sposata felicemente, cerca di riaccasare l’amica.

L’ ambientazione: il momento della vendemmia nel luminoso Sud francese.

Si chiacchera, si intrecciano rapporti fra le due amiche, mariti, figli, amici e (forse) amanti. Il tutto condito e diretto dalla lievità “rohmeriana” che appartiene solo ai grandi; un intreccio di sguardi e parole, fraintendimenti e comprensioni, inganni e disinganni.

Con il suo ciclo “Racconti delle quattro stagioni” ci ha narrato l’adolescenza in “Un ragazzo, tre ragazze”, la giovinezza in “Racconto di primavera”, la presa di coscienza delle difficoltà della vita in “Racconto d’inverno”.

 

In quest’ultima opera (Conte d’hiver, 1992) Rohmer affronta l’età matura nella quale, come in altri periodi della vita, l’amore può sempre incombere, mutare i parametri, dissolvere le certezze.

Come sempre, con Rohmer, i personaggi femminili hanno tratti più interessanti, simpatici e consapevoli di quelli maschili.

C’è tristezza in questo film, ma è al miele: la tristezza malinconica del tempo che scorre, senza distruggere volti e sentimenti, ma segnandoli solo di una sottile patina.

La nuit americaine – (Effetto notte) di FrancoisTruffaut (1973)

La nuit americaine è la tecnica cinematografica per girare di giorno scene notturne.

Il film narra le vicende, i problemi e i contrasti che il regista Ferrand (interpretato da Truffaut stesso) deve affrontare nella lavorazione del film “Vi presento Pamela”.

Attori in crisi sentimentale o professionale, problemi con la produzione, contrasti nella sceneggiatura, innamoramenti e abbandoni fino alla tragica morte di uno dei protagonisti del film che costringe a rivederne la sceneggiatura.

E’ questo il grimaldello che Truffaut usa per svelarci i trucchi, i retroscena, la passione che generano un film.

Ma, ancora una volta, è il pretesto per raccontarci dei connubi e dei contrasti fra i sessi e i sensi, fra nostalgia e rammarico.

Sempre con lieve tenerezza e acuta profondità ancora una volta il nostro caro Francois ci rapisce, colma i nostri occhi e il nostro cuore di tenerezza e di incanto.

Ancora volta ci trasmette quel profumo ‘tutto cinematografico’ della vita che è il senso stesso della sua poetica.

Antonello Nessi

(Altre note sul cinema francese dello stesso autore sono state pubblicate nei precedenti numeri 154 e 155)

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