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EDITORIALE – Foliàge

A cosa non arrivano i promotori di novità: anche a riciclare in prospettiva di moda culturale, à la page, un aspetto della natura esistente dall’inizio della comparsa della vita sulla terra e sempre ripetitivo con la medesima precisa tenacia del corso della luna: il mutamento in autunno dei colori delle foglie.

Naturalmente il termine usato è il sostantivo originale della lingua di coloro che per primi, gli americani, ne hanno introdotto l’uso in questo senso: foliage il cui significato letterale, peraltro, è un po’ asciutto e significa semplicemente fogliame.

Anche la sua pronuncia (fò-ledg o qualcosa del genere), immemore della propensione di molti anglo-sassoni verso la nobile arte del giardinaggio, fatica a svegliare la fantasia che nondimeno tende ad accendersi da sola, senza necessità di guida, davanti alla sinfonica profusione dei cromatismi autunnali.

Sullo stesso piano, più tecnico che artistico, in sostanza si trova anche la corrispondente parola italiana (fogliame o foglia, appunto) la quale, non per nulla, è regolarmente pretermessa a favore della più blasonata collega straniera (foliage).

Ma c’è chi, maggiormente sensibile verso il lato spirituale e artistico del fenomeno naturale, preferisce pronunciare il termine alla francese anche tenendo conto della sua diretta derivazione, come i linguisti suggeriscono, dal gallico feuillage.

Premesso che chi scrive è privo di servo encomio o di culturale sudditanza verso i cugini d’Oltralpe, trova nondimeno che nel termine francese foliàge, nome maschile al pari dell’italo corrispondente fogliame, oltre a maggiore eufonicità, quasi aleggi come un significato di blando movimento, in un certo senso (spirituale) più simile forse a un verbo piuttosto che a un sostantivo.

Movimento confermato anche dal particolare che la stessa foglia del medesimo albero non rimane più di un giorno di uguale colore, ma lentissimamente lo muta.

E lo si potrebbe perfino assumere nel significato immaginario corrispondente a foglieggiare ove il richiamo alla memoria del meriggiare pallido e assorto di liceale eredità non sarebbe neanche del tutto privo di senso: anche il foglieggiare infatti assume toni pallidi e più dimessi rispetto all’estate appena trascorsa e la sua contemplazione non tarda a divenire assorta nell’approssimarsi pensoso del termine del ciclo vitale della natura che a taluno richiama anche (vita mutatur, non tollitur) quello dell’uomo.

Vada dunque per foliàge alla francese, da intendersi preferibilmente come foglieggiare, per custodire in una brevissima, ma appropriata sintesi verbale lo spettacolo della vita la quale, cangiando i colori, si addormenta nella pace della natura silenziosa.

Di seguito, allora, pochi appunti tratti dal diario di qualcuno che contemplava l’autunno ben prima che ciò diventasse una moda dotata perfino di visite a pagamento.

La foglia dell’ortensia fedele diventa rossa in un misto di garanza e terra chiara; il liquidambar dall’aroma d’incenso cambia in rosso tendente al rosè; la ‘pur grande’ quercia rossa in ocra gialla vuoi un po’ chiara e vuoi un po’ più scura; la timida betulla e il maestoso tiglio si tingono in giallo Napoli; il kaki, mela d’Oriente, in terra rossa mista a ocra gialla; il noce antico in oro giallo misto a rosso veneziano; il roseo ciliegio in oro spento; il melograno della millenaria macchia mediterranea in oro pallido e ocra gialla chiara; l’alto crinito castagno rimane a lungo verde ramarro e poi abbruna in terra chiara e giallo; il bianco salice dai lunghi vinchi è simile al noce, ma un poco più chiaro e, in particolare, con i morbidi suoi vimini del medesimo colore delle foglie; il cespuglioso e spettinato nocciolo cangia in giallo scuro misto a verde chiaro e l’umbratile vite del Canada in carminio spento mescolato a rosso di Venezia.

La vite generosa di mosto pare invece coprire le sue foglie, imbruttendole tosto, di cipria e polvere fine simile a quella che sembra appannare, prima della vendemmia, i chicchi poco belli, ma buoni, dell’Erbaluce divina.

Naturalmente ci sono anche i no-foliàge i quali, anno dopo anno, non intendono proprio partecipare alla festa: magnolie, palme, talune edere, lauri, camelie, oleandri, mimose …

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