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DAL MONDO SANITARIO E SCIENTIFICO – CHANGE.ORG: petizione Free The Vaccine – La Salute Non Si Brevetta

Si trascrive una articolata petizione al presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi in oggetto alla liberalizzazione dei vaccini da parte di numerosi appartenenti alla sanità.

Gli autori, tra l’altro, invitano i propri sostenitori, ad aderire anche alla nota ICE sul medesimo oggetto già in corso in Europa:

 

Siamo medici, infermieri, operatori ed operatrici della salute fermamente convinti dell’efficacia del vaccino e della sua fondamentale importanza come strumento imprescindibile per superare la pandemia. Proprio per questo motivo, crediamo che, in un momento di disponibilità limitata dei vaccini per la popolazione mondiale, le decisioni che riguardano la distribuzione e la somministrazione delle dosi debbano attenersi scrupolosamente alle evidenze scientifiche, a “considerazioni di equità a livello nazionale, regionale e globale”, come recentemente affermato dall’OMS [1], nonché agli impegni internazionali assunti dal nostro Paese.

Attualmente, dei due miliardi di dosi che i paesi ricchi avrebbero dovuto destinare a quelli più poveri entro la fine del 2021, solo 400 milioni sono stati effettivamente distribuiti. Delle 45 milioni di dosi promesse dall’Italia, ne sono state donate, ad oggi, solo sei milioni [2].

Così, mentre solo il 3,3% della popolazione dei paesi a basso reddito ha ricevuto la prima dose, con paesi dove questo livello scende al di sotto dell’unità [3], in molti dei paesi ad alto reddito reddito, fra cui l’Italia, è già in corso la somministrazione della terza dose, in netta contraddizione con quanto raccomandato dall’OMS secondo cui: “Dare priorità alle dosi di richiamo rispetto alla velocità e all’ampiezza nella copertura della dose iniziale può danneggiare le prospettive di mitigazione globale della pandemia”. Non dare la priorità alla somministrazione della prima dose nei paesi a basso reddito significa trasformare questi paesi in incubatori di varianti, con evidenti rischi anche per la popolazione vaccinata.

Come operatori della salute, il nostro impegno è mirare alla salute di tutti, indipendentemente dal paese di appartenenza. Dobbiamo prendere parte e posizione, svolgere il nostro ruolo non solo di sanitari ma incidere nel dibattito pubblico come scienziati. Non a favore della nostra categoria o della comunità più stretta a cui apparteniamo, ma nell’interesse della salute della popolazione a livello globale.

Per questo, in scienza e coscienza, fedeli al nostro giuramento di promuovere “l’eliminazione di ogni forma di diseguaglianza nella tutela della salute”, e nell’ottica di raggiungere gli obiettivi di copertura vaccinale su scala globale, chiediamo che le terze dosi destinate a soggetti immunocompetenti vengano devolute a quei paesi a basso reddito in cui l’accesso al vaccino anti-COVID19 è ancora estremamente limitato.

Al momento, infatti, non vi è alcuna evidenza che supporti la somministrazione della terza dose nei soggetti immunocompetenti. I dati che hanno motivato l’approvazione della dose di richiamo dei vaccini Comirnaty di BioNTech/Pfizer e Spikevax di Moderna per gli immunocompetenti, hanno mostrato un aumento del titolo anticorpale dopo la terza dose [4,5]. Tuttavia, nessuno studio ha dimostrato che tale aumento si associa ad un minor rischio di infezione.

Al contrario, è stato dimostrato che, in assenza della dose di richiamo, nonostante il titolo anticorpale si riduca nel tempo, l’efficacia del vaccino rimane invariata [6]. In particolare, le sole due dosi garantiscono, a sette mesi dalla seconda, una protezione contro l’infezione, il ricovero e il decesso rispettivamente dell’89, del 96% e del 99% [7].

Somministrare il richiamo in soggetti immunocompetenti significa, quindi, utilizzare dosi di vaccino in persone già completamente protette, mentre il 97% della popolazione dei paesi a basso reddito non ha ancora avuto accesso alla prima dose.

In un contesto di limitazioni alla fornitura globale di vaccini, l’approccio eccessivamente prudenziale alla base delle decisioni di EMA, AIFA e Ministero della salute di aprire l’accesso alla terza dose per immunocompetenti, per di più in mancanza di dati che lo supportino, non è accettabile.

Infine, anche qualora dovesse emergere l’evidenza che una terza dose possa essere efficace nel ridurre l’incidenza di COVID-19 negli immunocompetenti, riteniamo comunque debba essere perseguita l’indicazione data dall’OMS: “Il miglioramento della copertura della prima dose di vaccino dovrebbe essere prioritario rispetto alla vaccinazione di richiamo”.

Se i vaccini sono lo strumento per uscire dalla pandemia, la loro distribuzione equa a livello globale è l’unica strada per renderlo possibile.

Riferimenti
[1]https://www.who.int/news/item/04-10-2021-interim-statement-on-booster-doses-for-covid-19-vaccination
[2]https://www.thinkglobalhealth.org/article/billions-committed-millions-delivered
[3]https://ourworldindata.org/covid-vaccinations
[4] https://www.businesswire.com/news/home/20210825005638/en/
[5]Choi A et al. Safety and immunogenicity of SARS-CoV-2 variant mRNA vaccine boosters in healthy adults: an interim analysis. Nat Med. 2021 Sep 15. doi: 10.1038/s41591-021-01527-y. Epub ahead of print. PMID: 34526698.https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34526698/
[6] Tré-Hardy M, Cupaiolo R, Wilmet A, Antoine-Moussiaux T, Della Vecchia A, Horeanga A, Papleux E, Vekemans M, Beukinga I, Blairon L. Six-month interim analysis of ongoing immunogenicity surveillance of the mRNA-1273 vaccine in healthcare workers: A third dose is expected. J Infect. 2021 Aug 23:S0163-4453(21)00433-3. doi: 10.1016/j.jinf.2021.08.031. Epub ahead of print. PMID: 34437927; PMCID: PMC8380546.
[7] https://www.iss.it/primo-piano/-/asset_publisher/3f4alMwzN1Z7/content/cs-n%25C2%25B050-2021-covid-19-l-efficacia-dei-vaccini-a-mrna-resta-alta?fbclid=IwAR2TNhxJwc91TBHpsIgEOG0QNZYdqGjbB2lUjOFJhL3FtjTM9sCf3Ash52s

 

 

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