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Luca Maria Pedrotti Dell'Acqua / Author

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Marcello Comel ricordava la natia Trieste chiamandola Tergeste secondo la tradizione di Tergestum, l’antica città risalente all’epoca romana. In prospettiva, quindi, di rievocazione tergestina (senza riferimento all’omonimo dialetto locale scomparso nel XIX secolo) la sezione di Pittura inizia con un omaggio a un grande pittore nato a Trieste e morto in un campo di concentramento in Germania a causa della sua origine ebrea. Nathan era impiegato, a Trieste, in una Compagnia d’Assicurazioni e la sera, nella sua stanza da letto e studio, disegnava e dipingeva quando non leggeva libri di poesia e di filosofia, sua giovanile passione. Gillo Dorfles (in Enrico Lucchese, Arturo

Ne è autore il marchese Piero Bargagli (da Siena) che fu, fra l’altro, scrittore, pittore ed esperto d’arte oltre che amico e compagno di Marcello Comel. Sono una serie di piccolissimi libretti di poche pagine ciascuno, schegge appunto, stampati nel periodo 1981-1982 da C. Cursi, Pisa, che la Fondazione offre ai suoi lettori come un (poco ricorrente nella prassi) esempio di visione libera della vita unita, ovviamente nell’autonomia e responsabilità delle proprie idee, a intelligenza e umorismo, a provocazione e ammiccamento, nel quadro di un gioco non sempre a carte (palesemente?) scoperte. A volte sul filo sottile della filosofia di Diogene prima

La pubblicazione del Calendario della Fondazione inizia nell’anno 2000 con un primo fascicolo dal nome Viaggio nel Tempo, luci e trasparenze. Ventiquattro fotografie, una ogni quindicina, dedicate al tempo e alle sue stagioni ricordando e ripercorrendo, alla lontana, alcuni versi di Esiodo con l’osservazione di fiori e alberi, campi e foglie che cadono. Non con le parole, poche e confinate nella pagina di apertura, ma per il tramite dell’obiettivo fotografico in pensoso movimento fra le morbide colline dell’anfiteatro morenico della Serra (Ivrea), distese fra il lago di Viverone e le montagne innevate. Il Calendario della Fondazione è, da allora, uscito regolarmente ogni anno

L’attenzione, l’approfondimento e l’amore per le ‘lettere e le arti’ sono state, per Marcello Comel, faccia della medesima medaglia che, dall’altra parte, portava incisa l’amore per la medicina. Ambedue alla luce di quella cultura umanistica (e non solo della perfezione tecnica inquadrata nella specializzazione clinica) che trae le sue origini agli albori della (moderna) ricerca sperimentale del medico dalmata Santorio Santorio (1561-1636), come il contemporaneo Galileo Galilei docente all’Università di Padova, il quale agli inizi del ‘600 per primo svincola l’arte medica dalla filosofia (e dalla magia) assumendo (De Statica Medica) come maestre la matematica e la fisica. Marcello Comel (1902-1995), fisiologo

Dicevamo nello scorso numero che fake news e post-verità hanno la menzogna come denominatore comune. Ora, nel periodo dell’anno in cui tradizionalmente ci si scambiano voti e auguri, il pensiero corre a quella sottospecie (per nulla marginale anche nella attuale civiltà post-moderna) di menzogna che è costituita dalle previsioni (più pomposamente oltre che, evidentemente, fuori luogo: profezie) di astrologhi e maghi passati e presenti (e anche futuri, poiché l’ansito di farsi dire da qualcuno il futuro sembra tanto connaturato in molti da garantire comunque la prosecuzione di questa carriera anche in tempi di magra del PIL). Il capo indiscusso del filone

Se la notizia è fondata, come sembra dalle fonti giornalistiche, gli ingegneri (che a detta di un amico, a sua volta appartenente alla categoria, non vivono come gli altri comuni mortali, ma funzionano) devono avere da qualche parte un ignoto nume tutelare il quale, apparentemente a loro beneficio, ha imbastito i primi falsi d’autore a carico della vestale dell’anticorruzione, l’ANAC, sottraendo