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L’APPROFONDIMENTO: MECssaggi (II parte) Linee guida per tecniche manuali e di movimento efficaci

Introduzione

Le considerazioni fatte riguardo la Matrice Extra-Cellulare nella I parte di questo articolo ci portano a individuare delle linee guida da applicare alle tecniche/terapie che mirano a incidere positivamente su di essa. Fra le varie metodologie tratterò esclusivamente quelle manuali e di movimento essendo le uniche di mia specifica competenza.

Dalla cellula alla MEC fino al nostro intero essere: la Tensegrità…

Il termine inglese “Tensegrity”, coniato nel 1955 dall’architetto Richard Buckminster-Fuller, dalla combinazione delle parole “tensile/tension” e “integrity”, caratterizza la capacità di un sistema di autosostenersi meccanicamente tramite forze di tensione e di decompressione che si ripartiscono e si equilibrano fra di loro (compressioni e trazioni si equilibrano all’interno di un sistema vettoriale chiuso).
Le strutture di tensegrità si ripartiscono in due categorie:

  1. costituite da barre rigide assemblate in triangoli, pentagoni o esagoni.
  2. costituite da barre rigide e cavi flessibili (i cavi costituiscono una configurazione continua che comprime le barre, disposte in maniera discontinua in seno ad essa, e ai cui estremi convergono almeno tre “elementi tiranti” spinti a loro volta verso l’esterno dalle stesse barre).

Quest’ultime rivestono particolare interesse in biologia e fisiologia.

I vantaggi della struttura di tensegrità rispetto a una struttura a compressione (es. la tipica colonna) sono:

  • la resistenza dell’insieme supera di molto la somma delle resistenze dei singoli componenti;
  • la leggerezza: a parità di capacità resistenza meccanica, una struttura di tensegrità presenta un peso ridotto della metà rispetto a una struttura a compressione;
  • la flessibilità del sistema è simile a quella di un sistema pneumatico. Ciò consente una grande capacità di adattamento reversibile ai cambiamenti di forma in equilibrio dinamico. Inoltre l’effetto di una deformazione locale, determinata da una forza esterna, viene modulato da tutta la struttura minimizzandone in tal modo l’effetto.
  • l’interconnessione meccanica e funzionale di tutti gli elementi costitutivi consente una continua comunicazione bidirezionale al pari di un vero e proprio network.

A livello macroscopico gli assi rigidi (le barre) sono costituiti dalle ossa scheletriche e le strutture flessibili (i cavi) dal sistema miofasciale. Quest’ultimo costituito dal tessuto connettivo (componente della MEC) e dal tessuto muscolare a formare un tutt’uno strutturale e funzionale. A questo livello e all’interno del campo gravitazionale questa struttura di tensegrità consente un altro fondamentale vantaggio ossia deflettere le forze gravitazionali annullando (in situazioni ideali di postura e coordinazione motoria) il pericolosissimo sforzo di taglio in grado di deformare superfici e strutture molli e dure (tessuti, piatti articolari, dischi intervertebrali, menischi ecc.), quest’ultime secondo la legge di Wolff (1892):

Le trabecole (ossee) si dispongono secondo le direzioni principali degli sforzi e il loro spessore e gli spazi tra esse variano al variare dell’intensità del carico. Ogni cambiamento di funzione o di forma nell’osso è accompagnato da variazioni nella sua architettura interna, nonché da alterazioni secondarie della conformazione esterna, entrambe legate a precise formulazioni.

…elicoidale…

Peculiarità della “tensegrità umana” è quella di funzionare come sistema a “eliche a passo variabile” o vortici (spirali). È infatti sul piano trasverso che soprattutto si sviluppa l’antigravitarietà del sistema cibernetico uomo grazie a un sofisticato sistema di equilibrio neuro-biomeccanico. A livello macroscopico, la “spirale umana” si trasferisce dal piano trasverso al piano frontale, grazie al “mortaio” astragalo-calcaneare, a livello podalico (Paparella Treccia, 1978). Tali rotazioni e contro-rotazioni determinano la migrazione del baricentro corporeo verso l’alto caricando il sistema di energia potenziale che si trasforma durante la discesa in energia cinetica consentendo così una deambulazione che richiede un dispendio di energia muscolare minimo. Va qui sottolineato che ciò che noi siamo è soprattutto l’espressione del bisogno evolutivo di una camminata di massima efficacia all’interno di un campo gravitazionario e su un terreno naturalmente sconnesso.
Le articolazioni in cui si compie il movimento nel piano trasverso sono, a catena cinetica chiusa, la sottoastragalica, la coxofemorale e le cerniere rachidee.

“La verità del moto specifico dell’uomo è nascosto tra le spire di un’elica” (R. Paparella Treccia).

L’evoluzione ha scelto le configurazioni elicoidali in quanto nel moto esse si evolvono conservando la stabilità dinamica (momento angolare), l’energia (potenziale più cinetica) e l’informazione (topologia); le eliche sono curve che si accrescono senza cambiare forma.
Le forme all’interno del campo gravitazionale, altro non sono che moti vorticosi plastificati il cui alto contenuto in simmetricità propizia la stabilità strutturale. (Paparella Treccia, 1988).

“Se una figura è stata prescelta da Dio come fondamento dinamico della sua immanenza nelle forme, ebbene questa figura è l’elica” (Goethe).

…e neuro-mio-fasciale-scheletrica.

Possiamo pertanto definire la postura come la nostra comunicazione cibernetica con l’ambiente (esterno e interno) che si evolve quale funzione strutturante tensegrità elicoidali.

Il sistema nervoso, l’apparato scheletrico e il sistema mio-fasciale sono gli attori, sempre a livello macroscopico, di tale specifica ciberneticità umana; è quindi sul sistema neuro-miofasciale-scheletrico che occorre agire consapevolmente e opportunamente per attuarne tutte le modifiche atte al ripristino della corretta funzionalità.

Le caratteristiche della MEC e quelle proprie e fondamentali del tessuto connettivo, in quanto più facilmente modificabile e in grado di influenzare notevolmente gli altri sistemi (il sistema connettivo “sostiene” sia funzionalmente che strutturalmente tutti gli organi e i tessuti), sono da tenere in primaria considerazione: visco-elasticità (delle fibre collagene), tixotropia (della sostanza fondamentale), ricchezza in propriocettori (che ne determinano il ruolo determinante nell’equilibrio e nella coordinazione motoria), presenza dei miofibroblasti (fibroblasti modificati con capacità contrattili simili alla muscolatura liscia), piezoelettricità (valida anche per il tessuto osseo) ecc…

Grande “nemico” per la salute fisica è la scissione della fascia connettivale dal periostio (che avviene oltrepassando i 2/3 della sua elongazione massima): quando la fascia è danneggiata la riabilitazione risulta pertanto molto difficile e il soggetto presenta uno squilibrio funzionale biomeccanico e di coordinazione (Gracovetsky, 1988).

Pressioni manuali profonde, eseguite in maniera statica o con lenti movimenti, oltre a favorire la trasformazione “gel to sol” della sostanza fondamentale della fascia connettivale (grazie alle sue proprietà tixotropiche), stimolano i meccanorecettori di Ruffini (specie per forze tangenziali come lo stretching laterale) e una parte degli interstiziali inducendo un incremento dell’attività vagale con i relativi effetti sulle attività autonome fra cui un rilassamento globale di tutti i muscoli oltre che mentale (van den Berg & Cabri, 1999). Risultato opposto è ottenuto tramite manualità rapide ed energiche (manipolazioni, vibrazioni, pizzicamenti, battiture ecc.) che stimolano i corpuscoli di Pacini e i Paciniformi (Eble, 1960).

Conclusione

Le tecniche manuali devono basarsi su tutti i fondamenti biologici e biomeccanici fin qui descritti riguardo MEC, tensegrità e coordinazione motoria.

Nello stesso modo le tecniche di movimento devono focalizzarsi sulla normalizzazione fisiologica di mobilità, propriocezione e struttura delle cerniere articolari, del sistema miofasciale e della MEC. Una ginnastica posturale eseguita staticamente non può comportare alcun vero beneficio se non integrata all’interno di un programma di esercizi più ampio che preveda appunto il ripristino della MEC e della funzionalità (intesa come combinazione di mobilità, propriocezione e coordinazione motoria).

Giovanni Chetta, Milano
www.giovannichetta.it

Bibliografia

– Ingber D., “The architecture of life”, Scientific American January 1998: 48-57

– Paparella Treccia R., “Il piede dell’uomo”, Verduci Editore (1978)

– Paparella Treccia R., “L’uomo e il suo moto”, Verduci Editore (1988)

– van der Berg F., Cabri J., “Angewandte Phys – Das Bindegewebe des Bewegungapparates verstehen und beeinflussen”, Georg Thieme Verlag (1999)

– Eble J.N., “Patterns of response of the paravertebral musculature to visceral stimuli”, American J of Physiology, 198: 429-433 (1960)

– Chetta G. “Dalla MEC alla Postura”, sito di Medicina dello Sport Sport & Medicina

– Chetta G.; “Il sistema connettivo”; sito www.anatomytrains.com (2007)

– Chetta G., “Ginnastica posturale; implicazioni, peculiarità e benefici per l’uomo nella società moderna”, sito internet medico www.scienzaeprofessione.it (2008)

– Chetta G., “L’importanza di una corretta postura – Postura e benessere”, sito internet medico www.scienzaeprofessione.it (2007)

– Chetta G., “Il Sistema Connettivo: dalla PNEI alla PNECI)”, sito internet medico www.listaippocrate.it (2007)

– Chetta G., “Il Massaggio TIB”, rivista Il Massofisioterapista (marzo 2004)

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