Scuola

Reduci da mezzo secolo di vita, recentemente si sono ritrovati nell’Aula Magna del vecchio Liceo allievi della Maturità 1962 per un augurio ai maturandi di oggi. Alcuni hanno scritto una pagina circa il senso dell’esperienza avuta: questo è il pensiero di un ex della III C del Parini di Milano.
…Ognuno incontra insegnanti (non solo a scuola), ma sono pochi a dargli qualcosa che rimanga nel corso della vita: per me quanto mi sono portato dietro corrisponde a due professori: Luigi Canesi (greco) e Aurelia Cecconi (storia e filosofia).
Il primo mi ha comunicato una Grecia di uomini liberi, sobri e dall’ardita intelligenza che, indipendentemente dalla storia, sono rimasti un prototipo anche per la fantasia e l’immaginazione. Canesi non era lontano da Diogene: rivolto all’uomo, filosofo, con quella giusta dose di anarchia che ciascun uomo libero naturalmente esprime (e, per lui, anche nei confronti della malattia fisica). Traduceva i testi antichi a modo suo e altri erano filologicamente più precisi, ma ha seminato in me una nostalgia del bello che mi ha condotto, pur avendo nella vita fatto tutt’altro, a continuare -con la fatica e l’approssimazione che si addice allo studente mediocre che ero- a cimentarmi per esercizio spirituale nel (ri)tradurre qualche verso o riga. Saffo, Alceo, Sofocle, Omero, Esiodo, Platone, Plutarco sono vicini in biblioteca per una piovosa serata invernale o una calda notte d’estate, quando si è più disposti a un tranquillo discorrere con se stessi e con amiche persone lontane.
La seconda non ci dava del tu, come tutti, e aveva una predisposizione per l’esattezza cronologica (Facciano bene attenzione alle date … stiano attenti al giorno …) che (a me) sembrava eccessiva. Ma a parte le date di storia che sapevo poco e che ho poi dimenticato del tutto, il suo avvertimento mi ha accompagnato in tanti anni di lavoro: chiunque si sia trovato a operare sui fatti sa come vorrebbe che ci fosse attenzione alle date sia nella testa sia nei documenti.
La filosofia mi è compagna gradita. Non come la si insegnava (in sostanza storia), ma come modo di vivere che è poi il modo degli antichi che l’hanno inventata. Provate a leggere Pierre Hadot (La filosofia come modo di vivere) con una puntata verso Marco Aurelio (Tà eis heautòn), uno degli autori preferiti di Hadot. Di questo, che è in realtà un’esperienza di metodo, sono debitore a Luigi Canesi (che per la filosofia pretermetteva la grammatica&sintassi) e ad Aurelia Cecconi (che di storia della filosofia ne faceva poca). A mia volta, quando ho insegnato nel Classico, proponevo i testi originali, non una sequela di idee e di costruzioni.
Dopo avrei voluto fare tutto (la nota sindrome di Faust): ridimensionato dal reale ho fatto esperienza di scuola, ricerca, avvocatura, relazioni industriali, impresa (con un organismo di certificazione e formazione) e fondazione scientifica. Questa ad istanza del mio ultimo maestro (Marcello Comel, padre della Scuola dermatologica nell’Ateneo pisano) che ha lasciato un monito degno di essere intenzione se non programma: le ore del tempo passano (omnes vulnerant, ultima necat), ma l’uomo, con la sua volontà e il suo spirito, può scegliere se avere l’età delle sue arterie o, come il poeta, l’età delle sue poesie, come il pittore quella dei suoi quadri, come il musicista quelle delle sue melodie.
Anche questa è filosofia come modo di vivere: e augurio a voi giovani.
Unitamente a un altro un po’ più personale: che possiate portarvi il ricordo di un insegnante e anche voi, qualunque cosa andiate a fare (non è infatti necessario -per insegnare- essere docenti di professione), possiate lasciare qualcosa di vostro a qualcuno ai quali insegnerete con parole o esempio (1).

(1) Anni or sono mi trovavo nel corso di una difficile e dura riunione di lavoro con una controparte particolarmente pericolosa. Ad un certo punto il mio sguardo ha incrociato gli occhi dell’altro e, nonostante la tensione, mi è venuto da dire: ‘Pensare che al Berchet avevo un allievo con il suo nome’. Mi guardò imbronciato e poi: ‘… Professore …’ Ci siamo abbracciati in mezzo al silenzio e sconcerto generale. ‘E Mirella?’ chiesi, ricordando la sua compagna di banco. ‘L’ho sposata’, rispose.

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