HomeDialogandoNewsletterApprofondimentoL’APPROFONDIMENTO: Meditazione e guarigione. Il cammino pratico.

L’APPROFONDIMENTO: Meditazione e guarigione. Il cammino pratico.

“Anche i settori più conservatori dell’establishment medico americano si stanno interessando alle terapie mente-corpo considerandole complementari alle cure convenzionali. L’American Medical Association Council on Scientific Affair ha dedicato un meeting all’argomento off limits delle terapie mente-corpo e scuole tradizionali di ricerca come L’Harvard e l’UCLA stanno includendo nei loro corsi ricerche sulle relazioni mente-corpo” (1).
Tra queste, la meditazione. Nel numero scorso, abbiamo visto gli interessanti effetti che essa produce sulla salute: sulle risposte del corpo di fronte alle malattie e sul benessere interiore dell’individuo.
Possiamo ora chiederci: ma essa richiede una fede? È complessa? È realmente accessibile a tutti?

Un momento di pace

Da millenni, la tradizione buddista crede nelle qualità benefiche innate più profonde della mente e offre un’ampia gamma di strumenti pratici in grado di farle emergere. La meditazione rappresenta la tecnica d’eccellenza.
I suoi effetti trovano il fondamento scientifico nella plasticità del cervello e nella reale connessione di esso col governo dei nostri sistemi fisici che vengono così armonizzati.
O più semplicemente trova il suo fondamento nel principio: ciò che noi alleniamo, è ciò che poi troviamo.
Ma (e questa è la preziosità dell’Oriente!) non dovremo allenarci con forzo, con lotta o con fatica.
E’ attraverso un momento di pace, che il cambiamento avverrà. Disponiamoci, per un attimo, ad assaporare questo momento.

Alla portata di tutti

La meditazione è un esercizio semplice: esso non richiede fede, intelligenza o capacità.
È un momento in cui con semplicità ci disponiamo ad ascoltare il respiro. La meditazione può portare anche a raffinati stati di benessere o a profonde intuizioni, ma il suo primo e vero scopo è accogliere… accarezzare… ascoltare il respiro.

La parola “meditare” significa infatti “familiarizzare”. E con che cosa noi familiarizziamo?
Ci disponiamo a familiarizzare con noi stessi: con ciò che c’è, così com’è.
Non cerchiamo nulla di diverso rispetto alle condizioni che ci sono, né ci poniamo a lottare con esse o a volerle eliminare o a cercare forse (avendo udito di qualche straordinaria esperienza) di fare il vuoto della mente.
Niente di tutto ciò. Semplicemente, con un certo agio e gentilezza, ci disponiamo a fare pace (familiarizzare) con noi stessi. Un maestro inizialmente ci guida.

Devo dire, per diretta esperienza, che nonostante talvolta (o inizialmente) possa apparirci come un incontro un po’ burrascoso o del tutto non piacevole (quel dolore al ginocchio, quel pensiero, quell’inquietudine, quell’ansia, le cose da fare…) eppure ben presto -è insito nella tecnica stessa- il cuore, la mente e perfino il corpo mostrano i segni della gratitudine. In fondo anche quella tempesta voleva solo essere accolta; e gentilmente se ne va, in sottofondo. Uno stato di pace e interezza si rende possibile al nostro interno, ben presto anche non appena “tocchiamo” il cuscino: corpo e mente lo sanno e subito si pacificano, si quietano. In noi nasce un senso di armonia.

Col tempo solidi risultati si rafforzano (li ritroviamo naturalmente dentro di noi, in modo stabile, come spontaneo frutto): risultati che ciascuno potrà percepire qui-e-ora come reali, concreti e benefici. E’ proprio questo benessere che ci spinge a proseguire. Diviene naturale.

John Kabat-Zinn, fondatore della Stress Reduction Clinic dell’Università del Massachusetts a Worcester, nel suo libro Vivere in piena catastrofe descrive così gli inizi della meditazione: “E’ come incontrare un vecchio amico dopo tanti anni. All’inizio c’è un po’ di imbarazzo, non si sa bene chi si ha di fronte. Poi questo imbarazzo se ne va e il risultato è uno stato di benessere che ricarica molto più di un buon sonno. Dopo circa 20 minuti di meditazione, il consumo di ossigeno diminuisce di circa il 17%, cosa che normalmente avviene dopo circa 8 ore di sonno”.

“Durante la meditazione il soggetto raggiunge uno stato di rilassamento rilevabile attraverso la registrazione delle attività fisiologiche. In questo stato avvengono una serie di modificazioni: la diminuzione del consumo di ossigeno, del ritmo e della gittata cardiaca unitamente al ritmo e volume della respirazione, una notevole riduzione del lattato ematico e della resistenza cutanea, oltre a modificazioni dell’EEG” (da “Supersalute” F. Duranti, Sperling&Kupfer, 2002).

In termini scientifici (2), potremmo dire oggi che si sono armonizzate le aree del cervello deputate a governare la nostra fisiologia e le nostre emozioni e a fornire le risposte positive agli eventi della vita e alle sensazioni interne; così che queste aree (e questa fisiologia) continueranno a fornire una risposta armonica in ogni situazione. L’Oriente preferisce esprimersi in modo differente, dicendo che raggiungiamo lo stato benefico di samadhi (ovvero calma della mente, del corpo, del respiro) che ci conduce allo stato di vipassana (benessere, saggezza, visione profonda) che lascia emergere e ci pone in contatto con la natura luminosa di mente-cuore. Ciò avviene spontaneamente. Cosa si è realizzato al nostro interno?

Porre fine ai fattori distruttivi

L’elemento centrale del cammino orientale (inteso in ogni aspetto: spirituale, interiore e di salute) è ridurre il potere delle emozioni distruttive (come avversione, rabbia, odio, avidità) che l’Oriente considera non connaturate alla mente e che, come oggi conferma la scienza e come noi stessi possiamo avvertire, si associano inevitabilmente a progressivo malessere interiore, malessere fisico, deterioramento della salute e progressivo deficit cognitivo. La tradizione buddista crede nelle qualità positive innate della mente e offre strumenti semplici in grado di farle emergere. La meditazione rappresenta la tecnica centrale attraverso cui le modalità distruttive, che sono frutto di una reazione incontrollata della mente vengono sostituite spontaneamente da emozioni e modalità sane.

E ciò avviene in modo naturale: è la modalità stessa coltivata durante l’esercizio che progressivamente trasforma la nostra fisiologia: bilancia il sistema nervoso autonomo e opera una reale armonizzazione del nostro modo di funzionare. I riscontri che percepiamo appaiono sia a livello del corpo (fluidità di respiro, sollievo, benessere, scioltezza) sia della mente (stato interiore di benessere, spontanea trasformazione delle inclinazioni emotive e mente chiara e serena).

E’ un po’ come far decantare dell’acqua torbida, dicono gli Orientali: se essa siede per un po’, le impurità che la intorpidiscono, non agitate e riagitate all’interno, si depositano sul fondo per legge di natura e l’acqua lascia emergere la sua natura limpida. L’esercizio della meditazione è un po’ come far decantare le impurità e lasciar emergere questa modalità limpida.

Poi, sarà essa (e questo corpo, nel quale avviene il medesimo processo) che ci accompagnerà in quella giornata.

Così facendo, le impurità si dissipano infine completamente poiché non vi è più alcuna propensione in noi ad “agitarle al nostro interno”. A livello ultimo, si produce una condizione della mente in cui le emozioni che oscurano, quelle distruttive, non hanno più alcun motivo di insorgere.

“Come un lingotto d’oro: sebbene possa rimanere nascosto nel fango per secoli, è di per sé immutabile. E’ sufficiente togliere i vari strati che lo coprono perché si riveli così come è sempre stato”.

Già ad ogni passo, chiunque avverte che un cambiamento in meglio sta avvenendo al proprio interno.
Funziona e trovo che questo sia il più grande incoraggiamento!

Elena Greggia

Orientalista e ricercatrice, Milano

Bibliografia e dati

1.

Tratto da “Supersalute”, F. Duranti, Sperling&Kupfer, 2002.

2.

Bibliografia di riferimento: “Anticancro”, “Supersalute”, “Il circolo virtuoso del benessere” e all’interno, bibliografia scientifica (v. note nell’articolo precedente, Dialogando, 104).

Alcune citazioni, tratte da “Supersalute” F. Duranti, Sperling&Kupfer, 2002:

“Wallace […] nel 1972 pubblicò su Science il primo di una serie di articoli sui rilevanti vantaggi della pratica [di meditazione]. La risonanza di questa pubblicazione fu molto importante perché si parlò di: diminuzione della pressione arteriosa nei soggetti ipertesi; diminuzione della frequenza respiratoria; potenziamento delle difese immunitarie; riduzione della concentrazione di cortisolo nel sangue; riduzione della produzione di radicali liberi; smaltimento migliore dell’acido lattico dei muscoli; aumento della media dei livelli di DHEA-S…”.

“Negli ultimi 25 anni sono state completate più di 500 ricerche sugli effetti fisiologici, psicologici, sociologici ed ecologici della meditazione trascendentale. Gli studi sono stati effettuati presso 200 università e istituti di ricerca indipendenti di 33 nazioni. I numerosi articoli pubblicati su più di 100 riviste scientifiche sono stati raccolti nei 6 volumi Scientific Resarch on Maharishi’s Trascendental Meditation and TM-Sidhi Program…”.

“Moltissimi studi si sono occupati, per esempio, della riduzione del livello di colesterolo. L’eccesso dell’attività cronica del sistema nervoso simpatico è implicato come fattore in grado di aumentare e mantenere alti livelli di colesterolo indipendentemente dalla dieta. Bagga ed al. (1981) hanno studiato oltre 100 studentesse in medicina che praticavano la meditazione trascendentale riportando che la media di colesterolo diminuiva da 196,3 mg/dl a 167,7 mg/dl”.

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