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APOCRIFA – Giunti sul passo estremo

Molte cose, si sa, vanno e vengono come le mode e di solito basta attendere.

Così dopo un periodo marcatamente ottimistico in cui il fluire del tempo non meteorologico, in ogni caso indifferente rispetto agli umani desideri, era più o meno -se non altro a livello di tentativo- dissimulato dietro a cortine di ricette, consigli o prescrizioni salutistiche, peraltro sempre le medesime, si è tornati a discutere intorno alla anzianità di vita vissuta delle persone.

I consigli e le regole psico-fisiche per non ‘invecchiare’, a parte quelli che si fanno ibernare per giungere ai tempi felici in cui la scienza avrà raggiunto la pratica della immortalità e quindi usufruirne, erano e, come detto, sono rimaste sempre quelle: ottimismo, pensiero positivo, allenamento mentale, allenamento fisico, alimentazione appropriata, buone pratiche (vade retro bacco e tabacco, venere ci ha pensato da sola), continuazione delle relazioni e della vita sociale etc etc.

Se si parla in generale tutto lo scenario è sempre quello, ma in effetti ogni scenario, per sua natura, non è diverso da un fascio di tante erbe indistinte.

Prescinde infatti dai casi concreti, che possono anche essere molto numerosi, la cui fattibilità è obiettivamente disturbata o addirittura impedita dalle più svariate criticità: stato effettivo della salute psico-fisica, condizioni del reddito, stato personale-familiare, situazione ambientale etc.

Chiunque è in grado di intuire come presentare e. g. prescrizioni di buone pratiche o alimentazione appropriata o continuazione della vita sociale a chi non riesce ad arrivare alla fine del mese o, malato, è in balìa delle note code pluri-mensili di prenotazione del SSN non sia ricetta efficace: anzi rischia una brutta, ma ben meritata risposta.

In ogni caso è intervenuta la OMS (WHO), storica istituzione delle Nazioni Unite che considera i 65 anni di vita come porta d’accesso ufficiale nelle praterie dell’anzianità, a ricordare per il tramite di un rapporto come anche la popolazione anziana, in parallelo a quella non anziana, sia in costante crescita a livello mondiale e se ne preveda l’incremento fino a raggiungere entro il 2050 il rapporto di un anziano su cinque, così raddoppiando gli attuali 900 milioni di iscritti fino a poco meno di due miliardi.

La previsione è ovviamente al netto, giova osservare, di pericolose o letali idiozie a opera di uno o più di quei grandi della Terra, o loro rispettivi scherani, che contro i voti worldwide di tanti cittadini di buona volontà continuano a governare troppi paesi del Globo.

Come anche al netto di altre pandemie che, secondo le valutazioni di taluni esperti, sono in avvicinamento e peggiori ancora del Covid-19.

La crescita degli anziani è sostenuta, da un lato, dall’aspettativa di vita che aumenta nonostante non proprio tutto lo scenario si presenti ovunque favorevole e, dall’altro, dalla riduzione della natalità: allo stato gli anziani, mal contati, superano già i bambini di età inferiore ai 5 anni.

L’Italia, da parte sua, è uno dei Paesi più vecchi del mondo, in testa c’è il Giappone, e come sembra il primo in Europa sebbene insidiato nell’agone da Spagna, Germania e Portogallo.

Peraltro, una considerevole percentuale di popolazione anziana, velocemente misurabile in diversi milioni, dai 65 anni in poi, può costituire un non disprezzabile campo da coltivare e ha così fatto drizzare le orecchie perfino a livello politico tanto che è stata già presentata anche una proposta di legge tesa a istituire la Autorità Garante dei diritti delle persone anziane.

L’Italia è un Paese notoriamente florido in fatto di Autorità garanti e, anche tenuto conto delle efficienze ed efficacie operative a oggi dimostrate da quelle esistenti, si sentiva la mancanza di un’altra ancora.

E sempre secondo la OMS l’Italia potrebbe perfino rappresentare un modello per tanti altri Paesi, in particolare per quelli in via di sviluppo, essendo in grado di portare l’esempio di un sistema sanitario tra i più evoluti e di una sana modalità alimentare orientata ai canoni della dieta mediterranea.

Tralasciando ora più ampie e internazionali prospettive e limitando lo sguardo a casa nostra e senza dimenticare che il problema fondamentale della vecchiaia, ovunque e sempre, non è tanto di aggiungere anni alla vita quanto piuttosto vita agli anni, si avverte come una delle principali insidie alla senescenza sia costituita dalla solitudine delle persone, sindrome già individuata a partire dai Paesi nordici e da qualche anno segnalata anche dall’ISTAT.

La solitudine è, beninteso, un virus sparso fra tutti, ma soprattutto fra gli anziani che, per circa il 30%, dichiarano di non avere nessuno cui riferirsi in caso di necessità, mentre un ulteriore 10% sembra confidare nei vicini di casa, livello di guardia migliore del nulla, ma a sua volta non esente da rischi.

E il perimetro di cosa si intenda per necessità spazia, evidentemente, anche al di fuori del nucleo che balza subito e in particolare all’attenzione, cioè quello sanitario (cure, visite, badanti etc), andando a comprendere spazi che sono marginali se messi in rapporto al primario obiettivo della salute psico-fisica, ma non per questo meno importanti, pur nella loro subalternità, e comunque cause di disturbo di un equilibrio di vita dell’anziano già di per sé isostatico.

Si pensi al rapporto e all’interlocuzione, peraltro obbligatoria, con tante pubbliche amministrazioni e aziende di distribuzione di servizi essenziali che sono stati oramai trasferiti unicamente alla modalità elettronica, e solo a quella, senza curarsi, nel perseguire l’obiettivo primario di massimo contenimento delle spese organizzative, del fatto che non tutti gli anziani hanno i mezzi tecnici o le capacità di operare autonomamente in linea (on line) ovvero la possibilità di ricorrere all’aiuto, pur ammesso ci siano, di parenti disponibili.

Comportamenti questi, oltre che incivili e irrispettosi verso una fascia di cittadinanza già debole di suo, anche lesivi di principi fondamentali sanciti dalla Costituzione sebbene non mai contestati da alcuno né dell’esecutivo né del legislativo: occuparsi della vecchiaia va bene, talvolta, ma solo nei convegni.

La risposta, quando c’è, più frequente fornita da questi interlocutori, in gran parte pubblici (e questo la dice lunga sul grado di civilizzazione italica magari anche un po’ oltre alla dieta mediterranea che la OMS invidia al Bel Paese additandola a esempio sia di chi si rimpinza di grassi animali sia di chi non ha niente da mangiare), è di rivolgersi a qualche patronato che provveda.

Onde il problema della vecchiaia diffusa in una popolazione che invecchia costantemente non è forse da impostare nominalmente, spostandone l’inizio da 65 anni a 75 anni (la propensione ad affrontare le criticità modificandone nomi o condizioni rimane irresistibile a ogni livello), ma intervenendo realisticamente nei contenuti delle attività da erogare a supporto e dei servizi da prestare.
Con le necessarie risorse specifiche e gli investimenti conseguenti atteso che la clausola di invarianza finanziaria, normalmente incollata sui provvedimenti di legge, in questo caso, come anche in altri, li circoscrive alla irrealizzabilità pratica: una norma in più, un risultato in meno.

E per terminare, almeno oggi, con un sorriso eccoci al piccolo paradosso:
l’Italia invecchia irrimediabilmente perché gli uni (i vecchioni), in un modo o nell’altro, vivono sempre più a lungo e gli altri, i bambini, nascono sempre meno.

D’altra parte lo spazio disponibile per la popolazione è quello che è: sostanzialmente inestensibile.

Onde la auspicabile rigenerante nascita di moltissimi bambini e sempre in maggior numero per invertire il senso di marcia oggi diretto al binario morto e rinnovare il parco vitale del Paese non potrebbe che essere accompagnata da una proporzionale diminuzione di coloro che pur vecchi man mano continuano a vivere e sono poi sempre lì, in prossimità del capolinea … senza scendere.

Dove si pensa di metterli?

Saranno forse essi da trasferire disciplinatamente in spazi adeguati, per esempio in una delle tante zone da cui fuggono gli africani, o nello spazio cosmico, come e dove progetta il padrone di Tesla, o più prosaicamente direttamente nel vento (germanico more)?

LMPD

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